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icon_galleryMuseo del Bigallo

Questo edificio è una preziosa testimonianza della storia di Firenze, non solo per la celebre immagine che conserva al suo interno con la più antica veduta della città, ma anche perché fu sede di due antiche istituzioni caritatevoli, la Compagnia della “Misericordia” e del “Bigallo”; due fra le numerose strutture assistenziali e di accoglienza (fra le quali gli Spedali degli Innocenti, di Santa Maria Nova, di San Giovanni di Dio) che, a partire dal XIII secolo caratterizzarono la storia della città.

Quella che oggi viene comunemente chiamata “loggia del Bigallo” è un complesso la cui costruzione fu avviata nel 1352 per ospitare la sede della Compagnia di Santa Maria della Misericordia. Dal 1425 la “Misericordia” venne fusa con la Compagnia del Bigallo e questi ambienti ne costituivano la sede unica fino al 1525, anno in cui avvenne la scissione: la “Misericordia” si trasferì altrove (dal 1576 la sua sede e sull’angolo opposto di via Calzaiuoli) e la Compagnia del Bigallo, rimanendo nella stessa sede, associò definitivamente il proprio nome al complesso della loggia con le case vicine annesse. Entrambe le due compagnie furono fondate nel 1244 da San Pietro Martire, figura che spesso ricorre nelle opere del museo. San Pietro Martire, o Pietro da Verona (Verona 1205 - Milano 1252) fu un celebre predicatore Domenicano, ricordato soprattutto per la sua tenace opposizione alle eresie. Nel 1244 venne inviato a Firenze, dove in Santa Maria Novella comincio la sua fervida attività formando la “Società della Fede" (una sorta di “Sacra Milizia") che, una volta sconfitti gli eretici catari, volse le sue energie verso le opere di carità, dando vita cosi, nel 1244, sia alla Compagnia della Misericordia che a quella del Bigallo. La Venerabile Arciconfraternita della Misericordia, che non ha mai interrotto la sua missione di carità e solidarietà, nacque “con lo scopo di assistere ed accompagnare agli ospedali gli ammalati o le vittime di accidenti e di togliere dalla strada i cadaveri”; di fondamentale importanza il suo contributo nei periodi più difficili della storia della la città: pestilenze, guerre, alluvioni. Il cappuccio, del tradizionale abito nero, copriva Il volto del benefattore poichè il bene doveva essere fatto in forma anonima. La Compagnia Maggiore di Santa Maria del Bigallo ebbe come compito principale l’assistenza ai pellegrini e ai bambini abbandonati e smarriti. Nel 1245 a questa compagnia furono dati in affidamento 12 ospedali (ospizi di accoglienza per i pellegrini). Tra questi il più importante era quello del Bigallo (nei pressi di Bagno a Ripoli, lungo l’antica via Cassia, in localita denominata “bivius galli” - bivio del gallo), nome col quale da allora venne comunemente denominata la Compagnia.

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