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Visita il museo

L'ESTERNO E LA LOGGIA

L’elegante loggia - che veniva utilizzata anche per esporre al pubblico i fanciulli smarriti o abbandonati affinchè fossero rintracciati, riconosciuti o adottati – fu progettata da Alberto Arnoldi, scultore-architetto impegnato a metà del trecento nei lavori del nuovo Duomo e del Campanile di Giotto. Si notino le eleganti transenne marmoree traforate, i bassorilievi raffiguranti Cristo, i Profeti, le Virtù, gli angeli e, nel timpano sopra la porta, una Madonna col Bambino.
Le tre sculture sulla facciata della loggia al di sopra dell’arco (una Madonna col Bambino affiancata da San Piero Martire, fondatore della Misericordia, e Santa Lucia, protettrice dei fanciulli), sono opere trecentesche, provenienti dalla precedente sede del Bigallo. Alla destra di questo gruppo scultoreo, un affresco quattrocentesco, assai deteriorato, rappresenta San Pietro Martire che predica alla folla. Sullo sfondo di questa scena, s'intravede un minaccioso cavallo: secondo la tradizione il Santo riuscì con il solo segno della croce a cacciare il diavolo che, con le sembianze di un cavallo nero, si stava avventando contro folla. Una leggenda vuole che l’episodio sia avvenuto in via Vecchietti, all’angolo con via Strozzi, dove si trova il Diavolino bronzeo del Giambologna, il cui originale e conservato al museo Stefano Bardini.
Nel 1698 si tolsero le graticole che dal Trecento chiudevano la loggia e le arcate furono murate per aumentare la capienza. Nel 1777 durante il rifacimento della facciata delle case della compagnia attigue alla loggia fu staccato l’affresco raffigurante i Capitani della Misericordia, attualmente all’interno del museo. Nel 1865, epoca di Firenze Capitale, la loggia venne riportata alle sembianze originarie, grazie alla riapertura delle arcate e delle bifore al primo pianto, a suo tempo tamponate.

L'INTERNO: IL MUSEO

Il piano superiore del palazzetto era destinato a ricovero per i trovatelli che vi restavano fino all'età in cui i maschi erano avviati al lavoro in genere presso le famiglie del contado mentre le femmine trovavano occupazione in città, come domestiche. Il museo situato al piano terra, si articola in tre sale.
Le opere esposte, che esaltano principalmente gli impegni delle due confraternite, quali l’assistenza dei bambini, dei malati, il trasporto dei morti, provengono quasi esclusivamente dalla due compagnie. Le opere furono raccolte nel 1904 e il museo venne inaugurato nel 1976.

SALA 1 - SALA DELL'ALTARE

altare- Cristo fra due angeli, Nardo di Cione (1364)
Questo affresco con relativa sinopia, faceva da sfondo alle tre grandi sculture dell’Arnoldi. Fu rinvenuto solo nell’Ottocento, dietro l’altare cinquecentesco, e qui collocato insieme all’originaria mensola/piedistallo.
- Crocifisso ligneo, Maestro del Bigallo (1250 circa)
Si tratta dell’opera più antica del museo, di chiara ispirazione bizantina. La critica ha raggruppato intorno a quest’opera una serie di dipinti riferibili allo stesso artista. Il gallo ai piedi della croce ha fatto ipotizzare la provenienza dalla compagnia del Bigallo.
- Madonna col Bambino e due Angeli reggicandelabro, Alberto Arnoldi (1360)
Sulla parete di fondo si trova il grande altare dell’antico oratorio. Le tre sculture sono incorniciate da un tabernacolo cinquecentesco, dorato e intagliato, sul quale sono impressi gli stemmi uniti della Compagnia del Bigallo e della Misericordia.
Notevoli, anche da un punto di vista iconografico, i dipinti della predella, opera di Ridolfo del Ghirlandaio (1515): Morte di San Pietro Martire (si noti il santo che, prima di morire per mano di un eretico, secondo la tradizione, scrive col proprio sangue la parola “credo”), Madonna della Misericordia, Natività e Fuga in Egitto, Tobia e Tobiolo sotterrano un morto davanti al Bigallo. Interessante in quest’ultima scena, la rappresentazione della Loggia del Bigallo dove, sullo sfondo, s’intravedono i “fratelli” della Misericordia dal tradizionale abito nero, col volto coperto dal cappuccio.
tobia e tobiolo

Tobia e il figlio Tobiolo, la cui storia è presente in molte opere di questo museo, secondo la Bibbia vennero perseguitati durante l'esilio babilonese perchè erano soliti dare degna sepoltura agli altri ebrei nonostante il divieto ufficiale delle autorità. Per questa ragione Tobia è copatrono della Misericordia insieme a San Sebastiano. La storia di Tobiolo fu molto popolare a Firenze nel Trecento e nel Quattrocento, epoca di intensi scambi commerciali e di viaggi d’affari. L’Arcangelo Raffaele, che aveva protetto Tobiolo nel corso del suo avventuroso viaggio nella Media, veniva invocato anche dai mercanti fiorentini del tempo affinchè proteggesse i loro figli partiti per lunghi viaggi.
Nella sala si trovano due tondi, due dipinti circolari. Il primo, attribuito al Maestro della Maddalena Johnson (cerchia di Lorenzo di Credi), raffigurante Madonna con Bambino, San Giovannino e due angeli (1490 circa). Il secondo, di Jacopo del Sellaio, rappresenta una Madonna con Bambino, due angeli, San Pietro Martire e Tobia (1490 circa). Accanto a quest’ultimo, una piccola scultura (Madonna col Bambino) attribuita all'architetto Alberto Arnoldi.

   SALA 2
Daddi
- Trittico portatile, Bernardo Daddi (1333).
E’ un piccolo e prezioso altare “da viaggio”, con ante richiudibili, di cultura giottesca tardogotica.
Nella parte centrale, la Madonna col Bambino in trono con i due committenti, San Giovanni Battista, San Nicola di Bari e i dodici apostoli. La rappresentazione di San Nicola nell’atto di restituire ai genitori il piccolo Adeodato - che era stato rapito dal re pagano - ha fatto
ipotizzare, in quanto collegabile alla principale attivita della confraternita, che l’opera sia sempre stata di proprietà del Bigallo.
Sulla stessa parete troviamo un notevole San Giuliano (opera di artista fiorentino di fine Trecento), e un dittico raffigurante un’Annunciazione, nella parte superiore, e San Giuliano e San Cristoforo nella parte inferiore (dipinto riferibile a Lorenzo di Bicci, 1390 c.ca)
- Madonna dell'umiltà, Domenico Michelino (1480 circa)
La Vergine, seduta per terra su un cuscino, e incorniciata da un prezioso tendaggio schiuso da due angeli. L’artista, che fu allievo del Beato Angelico, e soprattutto noto per la pittura che raffigura Dante e la Divina Commedia, nel Duomo di Firenze.
- Madonna con bambino, Maestro di S. Miniato (1480 circa)
L’opera principale di questo artista, stilisticamente vicino a Verrocchio e Botticelli, si trova a San Miniato al Tedesco, provincia di Pisa.
Nella stessa sala, si ammirano inoltre: una Madonna dell’Umilta di Mariotto di Nardo (1430), un Cristo porta-croce attribuito al Sodoma ed infine, una Madonna con Bambino e Santi, attribuita all’Alunno di Benozzo.

 SALA 3
capitani
- I capitani della Misericordia affidano gli orfani alle madri adottive, Niccolo Gerini e Ambrogio di Baldese, (1386)
Questi affreschi frammentari, provenienti dalla facciata, mostrano i capitani della compagnia che si prendono cura degli orfanelli, affidandoli alle cure di donne stipendiate per accudirli. E’ un interessante squarcio di vita fiorentina nella seconda meta del Trecento. Possiamo farci un’idea della composizione integrale grazie all’acquarello settecentesco a lato dell’affresco.
La lunga iscrizione sul muro in angolo, che va letta senza soluzione di continuità da una parete all’altra, contiene i 10 Comandamenti, i Precetti e i Sacramenti della Chiesa, cosi come venivano enunciati nel Trecento


MISERICORDIA_POST RESTAURO_05_2014
- Madonna della Misericordia, scuola di Bernardo Daddi (1342)
E’ senz’altro l’opera più conosciuta del museo, soprattutto per la celebre raffigurazione della Firenze dell’epoca. L’affresco e dominato da una ieratica figura – Maria o forse una figura allegorica – vestita di un magnifico piviale e con un copricapo che sembra la mitria di un vescovo: una “sacerdotessa di giustizia sociale” il cui ministero e a favore dei bisognosi. La ricca decorazione dello stolone e un manifesto delle opere di misericordia, sia nelle raffigurazioni entro i tondi, che nelle parole latine "pronunciate" in prima persona: "visito, poto, cibo" (visito, disseto, sfamo), "Misericordia Domini plena est terra "(la terra e piena della misericordia del Signore).
BIGALLO FLORENTIA
Ai lati due schiere di fedeli e, al centro, al di sotto del manto protettivo, la celebre immagine di Firenze. Questo dettaglio, di straordinario interesse documentario, rappresenta la più antica veduta di Firenze: all’interno della cinta muraria arnolfiana, si riconoscono il Battistero, la facciata (incompleta) di Santa Maria del Fiore, il basamento del Campanile di Giotto, l’antica Cattedrale di Santa Reparata, Palazzo Vecchio, il Bargello, la Badia fiorentina, le Chiese di Santa Croce e Santa Maria Novella.

- San Piero Martire consegna gli stendardi ai primi capitani del Bigallo, Scuola dell'Orcagna, (1360 circa)
Questa tavola cuspidata bifronte è un interessante documento: da un lato la raffigurazione e, sul retro, la descrizione testuale della fondazione da parte di San Pietro Martire della Compagnia Maggiore di Santa Maria (15 Agosto 1244) e la consegna degli stendardi ai dodici capitani. Nell 1245 venne affidata ai dodici capitani, la cura dello Spedale per pellegrini e viandanti di Santa Maria a Fonte Viva, detta del Bigallo, toponimo che darà il nome alla Compagnia.
Molte altre opere sono conservate in questa sala: i dodici episodi della vita di Tobia e Tobiolo (affreschi alquanto deteriorati del 1360 circa), un notevole tondo in terracotta, raffigurante la Natività di un maestro fiorentino del tardo Quattrocento, una Madonna col Bambino della scuola di Botticelli, due tele di Carlo Portelli con la Carità e la Madonna assunta con due orfanelli (1570 circa), lo stemma degli Altoviti tra due cherubini, attribuito allo scultore Desiderio da Settignano, un busto di Polo d’Agnolo, scultore della scuola del Verrocchio.
Si notino infine, sulla porta di accesso al corridoio, gli intarsi lignei quattrocenteschi con gli stemmi congiunti delle due compagnie.


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