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Cappellone degli Spagnoli

CappelloneSpagnolirid500Costruita tra il 1343 e il 1355 dall’architetto Fra Iacopo Talenti, a spese del mercante Buonamico (detto Mico) Guidalotti, l’ampia aula anticamente era la Sala Capitolare del convento di Santa Maria Novella. Prese definitivamente il nome di Cappellone degli Spagnoli nel 1566, quando venne ceduta alla colonia spagnola di Firenze che era solita radunarsi in questo luogo dal tempo in cui Eleonora di Toledo, divenuta moglie del duca Cosimo I de’ Medici (1539), ne aveva ottenuto l’uso per le funzioni religiose dei suoi connazionali.
Risale all’epoca della costruzione la decorazione a rilievo del lato esterno dell’architravedel portale, raffigurante il Martirio di San Pietro da Verona, L’anima del martire accolta in Cielo da Gesù e San Pietro Apostolo e L’arme dei Guidalotti.
Mico Guidalotti, alla sua morte, lasciò anche una somma per dipingere e ornare l’interno del Capitolo che, tuttavia, venne affrescato dal pittore Andrea di Bonaiuto, detto Andrea da Firenze, solo dieci anni più tardi, tra il 1365 e il 1367. E’ possibile, comunque, che altri pittori di formazione fiorentina e senese avessero cominciato a lavorarvi prima che nel 1365 il priore Zanobi Guasconi assegnasse l’incarico al Bonaiuti.
La decorazione si sviluppa dalle vele della volta alle pareti sottostanti, secondo un programma iconografico molto complesso che celebra il ruolo svolto dall’ordine domenicano in seno alla Chiesa. La lettura comincia dalla parete nord (di fronte all’ingresso), prosegue con i lati est e ovest e si conclude con la controfacciata a sud, come suggerisce anche la numerazione dei pannelli dedicati alla descrizione di dettaglio di questi affreschi. Gesù Cristo, che ha redento l’umanità con il Sacrificio della Croce, diffonde la sua dottrina attraverso la Chiesa che trova un fondamentale sostegno nell’attività apostolica e intellettuale dei domenicani. I due campi di attività dell’ordine sono rappresentati, rispettivamente, dalla predicazione per la difesa della vera Fede e dalla speculazione teologica di San Tommaso d’Aquino.
La decorazione della controfacciata andò parzialmente distrutta dopo la cessione del Capitolo alla comunità spagnola, a seguito della realizzazione di una tribuna.
 
La cappella absidale dietro l’altare in origine era dedicata al Corpus Domini. La sua attuale decorazione risale all’epoca in cui il Capitolo era in uso alla colonia spagnola. Venne eseguita nel 1592 su commissione di quella stessa comunità che ridedicò la cappella a San Jacopo Apostolo, patrono della Spagna.
Il dipinto su tela nella parete di fondo è di Alessandro Allori e raffigura San Jacopo condotto al martirio che guarisce un paralitico.
Del medesimo artista e dei suoi aiuti è anche la decorazione ad affresco delle pareti che rappresenta sei santi spagnoli con sopra scene della loro vita a monocromo: sulla parete di fondo, San Lorenzo e San Domenico; a destra, San Vincenzo Martire e Sant’Isidoro; a sinistra, San Vincenzo Ferreri e Sant’Ermenegildo. Sulla parete di destra i due santi sono ai lati di una scena della Battaglia di Re Ramiro, vinta dagli spagnoli, contro il califfo Abd al-Rahman III, per intercessione di San Jacopo.
La decorazione ad affresco della volta, attribuita a Bernardino Poccetti, mostra agli angoli Scene della vita di San Jacopo e al centro, intorno allo stemma della Spagna, le allegorie della Preghiera, della Religione e dei Quattro continenti.
A questa fase della storia del Capitolo risalgono anche le lastre tombali incassate nel pavimento, tutte di spagnoli vissuti a Firenze, a eccezione di quella più antica di Mico Guidalotti ai piedi dei gradini della cappella absidale.
Il Crocifisso in marmo sull’altare fu eseguito dallo scultore Domenico Pieratti nella prima metà del XVII secolo, ma giunse nel Cappellone degli Spagnoli solo nel 1731, per dono del granduca Giangastone de’ Medici. In origine su questo altare vi era il polittico di Bernardo Daddi che oggi si trova nel museo (Refettorio).

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