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Refettorio

Questa vasta aula svolgeva anticamente la funzione di Refettorio del convento di Santa Maria Novella. La sua costruzione, attribuita dalle fonti all’architetto Fra Iacopo Talenti, fu terminata tra il 1353 e il 1354.
Delle pitture murali trecentesche restano solo i tre frammenti di decorazione architettonica sotto le finestre e l’affresco al centro della parete di ingresso, attribuito a un allievo di Agnolo Gaddi (Firenze doc. 1369-1396) e raffigurante la Madonna in trono con il Bambino tra due angeli, il Beato Giovanni da Salerno, San Domenico, San Giovanni Battista, San Pietro Martire e un devoto.
In occasione dei lavori di ammodernamento del Refettorio della fine del Cinquecento questa porzione di affresco trecentesco venne occultata con il grande dipinto su tela, con i due lati centinati, che oggi si trova sulla parete contigua, a sinistra dell’ingresso, e così preservata dalla distruzione.
Autore dell’intervento fu il pittore Alessandro Allori (Firenze 1535-1607) che nel 1584 eseguì il dipinto su tela raffigurante L’Ultima Cena e nel 1597 ultimò la decorazione ad affresco della rimanente parete con scene dei miracoli compiuti da Dio per salvare gli Ebrei in fuga dall’Egitto: L’acqua che scaturisce dalla roccia, L’arrivo delle quaglie e La caduta della manna.
La pittura trecentesca rimase nascosta dietro la tela dell’Ultima Cena finché non venne scoperta nel 1808, in occasione delle requisizioni napoleoniche.
Tra la fine del XVI secolo e l’inizio del XVII furono realizzate anche le finestre attuali e l’apertura nella parete di fondo. Il monumentale camino sul lato est risale al 1675.
 
21540rid500Dal 1983 il Refettorio è adibito a museo e ospita opere d’arte e arredi sacri provenienti da diverse aree del complesso monumentale di Santa Maria Novella.
Il polittico di fronte alla parete di ingresso anticamente era sull’altare del Capitolo del convento, oggi noto come Cappellone degli Spagnoli. Rara opera firmata e datata di Bernardo Daddi (Firenze doc. 1320-1348), risale al 1344 e raffigura la Madonna in trono con il Bambino tra i Santi Pietro, Giovanni Evangelista, Giovanni Battista e Matteo. La cappella dell’altare del Capitolo in origine era dedicata al Corpus Domini e, pertanto, tutti i cartigli e i libri aperti recano citazioni di Sacre Scritture che alludono all’Eucarestia.
Le due grandi tele sulle pareti dell’ultima campata, entrambe di Ranieri del Pace (Pisa 1681 - Firenze 1737), furono dipinte per la prima cappella del transetto destro della chiesa, già di patronato dei Bardi di Vernio, che all’epoca era dedicata a San Domenico. Vennero rimosse all’inizio del secolo scorso, in occasione del ritrovamento della decorazione trecentesca della cappella. Quella a ovest (destra), firmata e datata 1716, rappresenta il Miracolo del libro di San Domenico salvato dalle fiamme, quella a est (sinistra), San Domenico che resuscita Napoleone Orsini.

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Nelle vetrine è esposta una selezione dei manufatti di maggiore pregio storico e artistico dell’antico patrimonio di suppellettili e paramenti liturgici della chiesa Santa Maria Novella.

Tra gli arredi sacri di maggiore pregio si distinguono un paliotto in seta del 1466 con ricami istoriati su disegno di Paolo Schiavo, il seicentesco parato dell’altare di San Tommaso di Canterbury, il Reliquiario del Titolo della Croce di manifattura veneziana, due raffinati busti reliquiari in legno del tardo Trecento e una grande croce processionale in argento e bronzo dorato dell’orafo Francesco Maringhi.

 

 

 

 

 

 Esposizione del 'paliotto fiorito' nel Museo di Santa Maria Novella

GR11859_LV_41_OTT2012_ZCRIl Servizio Musei Comunali, in collaborazione con il Servizio Belle Arti e Fabbrica di Palazzo Vecchio e in accordo con il Fondo Edifici di Culto e l’Opera per Santa Maria Novella, ha inteso promuovere un’importante iniziativa di valorizzazione: l’esposizione nel Museo di Santa Maria Novella del cosiddetto 'paliotto fiorito', un preziosissimo tessile realizzato nella prima metà del XVII secolo per l’altare maggiore della basilica domenicana, dove veniva esposto in occasione di particolari festività liturgiche.
Nonostante la straordinaria importanza storica e la sua pregevolezza, l’opera è pressoché sconosciuta al pubblico e agli specialisti: è rimasta infatti a lungo conservata nei depositi della basilica giungendo ai giorni nostri in pessime condizioni conservative. Dopo un lungo e delicato intervento di restauro condotto dal settore tessili dell'Opificio delle Pietre Dure di Firenze (dal 2005 al 2012), il prezioso manufatto viene adesso restituito all’ammirazione del pubblico e degli specialisti, trovando la sua collocazione nel percorso di visita del Museo di Santa Maria Novella.


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